la doppia T sopravvissuta al passato

sono tutti segni. segnali. non credo nelle coincidenze. sta succedendo qualcosa….

adesso lo spengo, questo sorriso idiota.
adesso, dico, credetemi, cerco da qualche parte il pulsante adatto -nascosto magari tra i capelli- e lo spengo questo sorriso idiota.
 i motivi per i quali un sorriso può guadagnarsi l’appelativo di „idiota” sono tanti, ma quello che -gentile pubblico- si è scelto di presentare questa sera potremmo definirlo „il motivo delle doppie T”.
il fenomeno si è manifestato poco fa -qualche ora fa- non appena l’occhio del nosttro gentile estensore, -questo sebastiano qui- si è andato a posare sulla doppia T contenuta nella frase „poi ci saranno da fare tutte le prattiche per ottenere l’autorizazzione dal ministero della giustizia”.
i piccoli casuali contenitori del tempo a volte assumono forme strane.
questa è la forma di una piccola T in più.
perchè quel „pratTiche”, gentile pubblico invisibile, ha il potere intenerente del ricordo.
lasciate la sala, signori, grazie.
devo dire una cosa alla signorina seduta lì in fondo.
quella con lo sguardo furbino.
sì, lei, inutile che si guardi alle spalle signorina maria ilaria, dico a lei.
(la sala si svuota).
ascolti.
le parlo in fretta che il pubblico farà rientro velocemente.
si sa come funziona.
ascolti, signorina maria ilaria.
 lei probabilmente nel corso del tempo ha perduto anche i rimasugli di quell’antica magia che ci legava,
comprensibile,
ma io devo dirle, gentile signorina maria ilaria, che quella doppia T
quel „pratTiche” piuttosto che „pratiche” mi ha dato un colpo al cuore.
oh, nulla di indecoroso, signorina, nulla che -spero- possa indurla a dire „screanzato la discussione si chiude qui”.
nulla del genere.
ascolti, la gente sta rientrando e non c’è più tempo.
volevo solo dirle, signorina, che quel vezzo involontario, quel difetto congenito di scrittura, quel raddoppiare le lettere in alcune parole,
signorina,
(rumore di gente che rientra)
beh
 se lei guarda per un attimo in un vecchio cassettino in fondo alla sua memoria,
signorina,
forse ricorderà che fu una delle prime cose che accese in me la curiosità su di lei.
ma son tempi passati, è ovvio.
quisquillie del passato, del tempo che fu, del pleistocene.

la gente ha ripreso posto in sala.

scusi se l’ho importunata.

la seduta riprende.

Oggi parleremo delle foglie di alloro e di una vecchia coperta.

(…)

E.



Questo fu. Perche’ ora, non lo so. Una ragione ci deve essere.



mia

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